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Umorismo e mediazione

A prima vista possono effettivamente sembrare due argomenti assolutamente estranei fra loro, distanti per sostanza e per struttura. Pensare ad un conflitto non fa certamente venire il sorriso sulle labbra, né di solito lascia spazio al buon umore.
La parola conflitto si associa a tutta una serie di significati e di concetti di segno opposto a quanto può evocare l’umorismo. Associazioni pesanti, dolorose o comunque abbinate al disagio.
Pensiamo al conflitto ed immediatamente affiorano termini come pericolo, dolore, rabbia, rancore, lotta, danno, contrasto, rischio delle conseguenze, devastazione e così via.
Ma, per quanto possa apparire strano, se non addirittura paradossale, è interessante cercare di capire come l’umorismo possa rappresentare uno strumento importante nella pratica della gestione creativa dei conflitti e dunque anche nella mediazione.
In primo luogo è necessario fare una precisa distinzione fra Umorismo e Sarcasmo, due termini con valenze assolutamente distanti fra loro.
Con il termine Sarcasmo infatti ci riferiamo ad una forma di ironia amara, caustica, indirizzata verso qualcuno o meglio contro qualcuno, con l’intenzione di ferire, di umiliare e quindi con una valenza di tipo aggressivo, in altre parole una modalità relazionale da non utilizzare assolutamente in situazioni conflittuali!
L’Umorismo invece può essere definito come “un modo di pensare alla realtà” che ci permette di vedere le cose anche in un altro modo possibile, e soprattutto esso consiste in un atteggiamento interno capace di gestire le nostre emozioni dissonanti in modo flessibile, ridimensionando all’occorrenza le nostre rigidità mentali ed emotive e facilitando così l’autoironia.
Dunque tornando al nostro argomento ritengo che sia utile parlare di umorismo su tre distinti livelli.
Il primo livello è relativo alla funzione che può essere esplicitata dalla dimensione umoristica allorché può aiutarci, con la sua azione, a sdrammatizzare una situazione conflittuale, facendoci vedere come si possa sorridere anche di un evento drammatico.
Penso che sia capitato a molti di noi fare un’esperienza in tal senso, verificando come una battuta o un comportamento umoristico possano, se ben utilizzati, essere di grande aiuto nell’attenuare i toni di un contrasto e magari facilitare, spesso anche in forma involontaria e soprattutto se imprevista, la riapertura di un dialogo all’interno di una situazione conflittuale.
Il secondo livello, riguarda l’umorismo quale attività cognitiva che ci permette di introdurre una doppia visione dei fatti, quella che viene tecnicamente chiamata visione bifocale, riuscendo così a creare una dissonanza capace di farci uscire dalla visione a senso unico tipica delle posizioni conflittuali. Si tratta della funzione bisociativa che permette di modificare le rigidità posizionali che si presentano abitualmente nei conflitti, introducendo una moltiplicazione dei punti di vista quale necessaria premessa al passaggio dalle visioni unilaterali alle visioni condivise, e dunque importante motore dei processi dell’Ascolto Attivo.
Il terzo livello infine fa riferimento all’atteggiamento umoristico quale capacità interna di sorridere di quelle rigidità che in ciascuno di noi tendono ad entrare in azione, allorché si verifica un incontro-scontro fra diversi modi di vedere il mondo.
Si tratta di un diverso modo di osservarsi, attraverso lo strumento dell’Autoconsapevolezza Emozionale, riuscendo a gestire con leggerezza situazioni di disagio e di momentaneo spiazzamento, di fronte alle quali abitualmente scatta in ciascuno di noi una reazione difensiva di controllo e di chiusura se non addirittura aggressiva.
Parliamo ora di “riduttori”. Spesso le persone di fronte al termine umorismo hanno l’istintiva sensazione di scendere nella scala dei valori di serietà della vita e dei comportamenti.
La sensazione che abitualmente si ha, pronunciando questa parola in situazioni che riguardano le cose serie della vita, come lo studio, la ricerca scientifica, i modelli teorici in generale o la gestione dei conflitti, è di introdurre un riduttore di serietà e quindi un riduttore di importanza nell’ordine delle cose.
Ma, accettando questo implicito pregiudizio culturale che evidentemente ci accompagna e di cui non possiamo sbarazzarci con una semplice se pur convinta riflessione, stupisce il fatto che non si comprenda l’importanza, a volte determinante, che i riduttori possono avere nella nostra vita!
Provate ad immaginarvi in una situazione in cui la vostra sopravvivenza dipenda dalla possibilità, in tempi brevissimi, di utilizzare un apparecchio salvavita la cui spina è però troppo grande per la presa elettrica che può farla funzionare, salvando così la vostra stessa esistenza.
Immaginate per un attimo una situazione come questa, in cui avete pochi secondi a disposizione per risolvere il problema se sopravvivere o no, e capirete allora l’importanza vitale che può assumere un semplice riduttore per la vostra presente e futura presenza nel mondo.
Quando si parla di riduttori, è sempre bene non essere riduttivi, perché questo potrebbe crearci gravi problemi e farci perdere ottime occasioni nella vita! Trovo utile e stimolante l’immagine dell’umorismo come “riduttore”, perché in effetti è questa una delle sue principali funzioni, soprattutto quale riduttore di gravità, nel senso etimologico della parola (dal latino gravis = pesante, grave, severo), riduttore cioè della pesantezza che assumono comportamenti e situazioni caricate di eccessiva importanza o di troppa univocità e rigidità definitoria.
E quando parliamo di conflitto abbiamo continuamente a che fare con i concetti di pesantezza e di rigidità, che caratterizzano ogni scontro posizionale. Nel conflitto ci troviamo abitualmente di fronte ad una contrapposizione fra modi di vedere e definire una determinata situazione che si struttura in posizioni, attraverso le quali ciascuna delle parti configgenti sta definendo come stiano effettivamente le cose dal suo punto di vista!
E’ facile comprendere allora quale importanza assuma, in ogni percorso di mediazione, la possibilità di utilizzare un riduttore di queste rigidità e della pesantezza che ne deriva, per ridurre o eliminare gli ostacoli che si presentano all’interno della comunicazione e dell’ascolto fra le parti e procedere così verso una più fluida gestione costruttiva del conflitto.
A cura del Dott. Yoga Patti

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